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    Prato stabile falciabile polifita fiorito. Contro il prato inglese monofita.



    Il fascino che suscitano le praterie fiorite risiede anche nella capacità che esse hanno di manifestare connessioni fra gli altri esseri viventi che in quei prati vivono, siano essi insetti, uccelli o funghi, il loro valore estetico risiede anche nel rivelarci che le praterie polifite non sono isolate in sé, ma interconnesse con altri organismi. 

    L’esperienza che si ha nell’attraversarle o nell’esservi immersi a contemplarle è polisensoriale: un insieme di luci, suoni, atmosfera, erba sotto i piedi, caldo dentro ai vestiti, quelle calde erbe che oscillano al vento risonanti di canti d’uccelli. Dal punto di vista paesaggistico contemplare una comunità prativa in equilibrio risveglia un senso di meraviglia e nostalgia (prospect-refuge theory). Inconsciamente ci rimanda a quando, noi animali cacciatori, vagavamo in gruppi nelle praterie seguendo le mandrie di erbivori; protetti dall’alto delle rupi osservavamo senza essere visti quelle infinite savane erbose (prospect).

    Gli ambienti che garantiscono una visuale sul circondario da qualche tipo di rifugio (refuge), che sia da una rupe alle nostre spalle oppure da dietro una finestra, sono quelli che sentiamo più sicuri e accoglienti.   Con “prato fiorito”, non s’intende quella in uso presso i tecnici del verde che indica un bordo colorato misto di fiori seminati appartenenti a cultivar commerciali: papaveri, fiordalisi, nigelle, calendule, trifoglio rosso, eccetera. Quella è una aiuola fiorita, perché manca un elemento fondamentale: l’erba. Occorre inoltre separare il concetto di “Campo” da quello di “Prato” che sono habitat ecologici molto diversi. Annuali come Papaveri e Fiordalisi sono avventizi che germinano solo in presenza di terreni smossi come quelli dei campi di grano e non crescono nei prati, sono destinati a sparire una volta assolta la loro funzione nutrice. Il modello che ispira la composizione del prato stabile fiorito è quello falciabile: un insieme di piante perenni e solo in minima parte annuali e bienni che costituiscono uno strato compatto e continuo - dunque falciabile - di radici e fusti: un cotico.

    Il cotico è un ecosistema in cui si instaura un equilibrio tra le specie per cui nessuna soffocherà le altre anche a distanza di decine di anni, se viene mantenuto il regime di sfalcio\pascolo che lo ha generato. Il prato stabile fiorito, riduce i costi manutentivi e fornisce uno scenario dalla grande suggestione. Un prato stabile pregiato, ricco di specie consociate tra loro da un punto di vista fitosociologico, è formato principalmente da graminacee e fiori selvatici nel suo ultimo stadio di successione. Molte specie di fiore di prateria attirano in particolare gli insetti pronubi (impollinatori): Api, Bombi, Osmie, Farfalle, Falene, Sfingi, Sirfidi, alcuni Coleotteri. Molte Asteraceae a fiore giallo, Centauree, Scabiose, Knautie, Trifogli, sono molto frequentate dalle api. Specie da prato che riescono a fiorire una seconda volta dopo il primo sfalcio, possono fornire nettare in un momento dell’anno in cui le api non trovano altre significative fonti di sostentamento.

     L’insediamento di un prato polifita (multispecie), contribuisce alla salvaguardia del territorio, al risanamento di ambienti degradati, all’aumentando del grado di biodiversità, le Graminaceae supportano l’avifauna provvedendo semi di cui uccelli e insetti possano nutrirsi; per questi motivi le praterie fiorite sono inserite nella normativa europea habitat pregiati degli ambienti aperti per la conservazione naturalistica. I prati stabili sono habitat semi-naturali; senza i contadini che falciano o lasciano pascolare gli animali le praterie si trasformerebbero velocemente prima in boscaglia e poi in bosco. Un prato pieno di fiori ed erbe avvantaggia la fauna selvatica, oltre che stoccare con la fotosintesi grandi quantità di CO2 nel terreno che rimane stoccata nel suolo del prato stabile e non sarà mai più liberata finché il terreno non sarà arato in profondità distruggendo un ecosistema che può perdurare secoli se correttamente mantenuto. Secondo la definizione agricola i prati stabili sono «prati permanenti non avvicendati, non inseriti nella rotazione colturale». Corrispondono ai prati ricchi di specie su suolo calcareo (species-rich calcareous grasslands). La componente del miscuglio che si semina dovrà essere calibrata sul luogo geografico e sul tipo di terreno in cui ci si trova ad operare. Non tutti i fiori sono compatibili con le Graminaceae, a causa della competitività/aggressività di certe specie e della timidezza di altre, perciò un ottimo miscuglio deve essere tarato sull’ecosistema naturale o semi-naturale di riferimento. Il prato fiorito falciabile stabile non contiene solo erba (Graminaceae), ma molti fiori di specie selvatiche dell’habitat in cui si opera. Un miscuglio di sementi ecologicamente costruito ricco di specie non generaliste non deve contenere cultivar commerciali per non banalizzare il paesaggio floristico del giardino e generare inquinamento genetico. Questo significa che, senza accontentarci di meno colori e meno varietà, avremo senza dubbio vita più difficile ma anche più soddisfacente, perché sarà necessario andare a cercarsi i semi vagando per le campagne del circondario o in ecosistemi simili per recuperare magari specie estinte nella nostra zona*.   Le leggi dell’ecologia ci dicono che per avere successo con la semina di specie che tollerano lo stress dobbiamo partire con un miscuglio contenente anche specie ruderali, che riescono a competere con le malerbe nei primi stadi di sviluppo del prato. Nei prati stabili sono presenti tre forme biologiche differenti: Perenni, Bienni, Annuali, a fioritura primaverile, estiva, autunnale; di taglia piccolissima, media, alta. Specie erbacee che germinano e competono bene in una varietà di situazioni e sono idonee a ricreare un certo tipo di habitat ben definito in partenza.   Se ci si trova a intervenire su di un suolo molto fertile sarà necessario asportare il terreno superficiale. Dove le risorse scarseggiano le piante si arrangiano a trovare ognuna la propria nicchia in cui portare avanti la specie, mentre nei terreni fertili le più competitive prendono il sopravvento, perciò è obbligatorio seminare il prato stabile ricco di specie che sembri naturale, formato da perenni e fiori selvatici, su terreno povero di nutrienti e magari pieno di scheletro (sassi) che agevoli il drenaggio delle acque meteoriche.   La gestione del prato stabile fiorito si basa sull’ecosistema di riferimento (assunto a contemplazione estetica) e sul modello ecologico basato su di un basso livello di disturbo (ad esempio sfalcio e pascolo). Nei prati permanenti l’unica operazione meccanica è lo sfalcio per ricavare fieno, quindi il disturbo è basso, Quasi mai viene fatta un concimazione che sarebbe deleteria perché favorirebbe specie più aggressive a discapito di altre più timide. Sono tipiche competitrici molte Graminacee che se la godono in ambienti concimati e prendono il sopravvento a discapito dei fiori più timidi.   Il prato stabile fiorito non si irriga, non si concima, non si fanno trattamenti anti fungini. Si falcia 1-2 volte l’anno, asportando sempre il fieno prodotto, che non deve tornare alla terra perché costituirebbe un apporto organico analogo al concime. Il prato stabile è un habitat semi-naturale a bassa manutenzione ma non significa non fare niente di niente. Non si falcia tra Marzo e Aprile perché la fioritura è al massimo, vale a dire cibo per tutti gli insetti impollinatori (le api sono in via di estinzione, estinte quelle, poi toccherà agli animali del genere homo); si lasciano crescere le piante fino alla fine di Maggio, si sfalcia a Giugno o Luglio, secondo l’andamento climatico, quando l’erba inizia a seccare e le annuali, bienni e perenni precoci hanno già lasciato cadere i semi. Per raggiungere naturalmente un equilibrio stabile è importante pianificare correttamente gli sfalci, così da permettere alle singole forme biologiche di maturare i semi e incoraggiare alcune specie a prosperare.  Se questo programma di gestione sarà mantenuto ragionevolmente costante, anno dopo anno, il prato stabile dovrebbe gradualmente diventare più povero di fertilità e miracolosamente più ricco di fiori selvatici e fauna selvatica associata. I fiori selvatici cresceranno solo se e quando le condizioni saranno giuste per loro, allora potranno consociarsi per raggiungere l’equilibrio nella comunità prativa.   *Esistono serie aziende sementiere specializzate nella produzione di semi di piante spontanee, ma non Italia. In Europa sono principalmente presenti in Inghilterra, Francia, Germania Swizzera, i programmi di rinaturazione da svolgere nell’Italia settentrionale possono servirsi dei semi prodotti in quei paesi perché appartenenti alla stessa fascia bioclimatica. La raccolta dei semi in natura è lavoro da “guardiani di biodiversità” che permette di conservare e ri-diffondere molto materiale sementiero che si sarebbe perso a causa della progressiva rarefazione prodotta dalle multinazionali dell’agro-business. Le principali regole da seguire:  

     · Guardare al modello di riferimento in natura ci dice tutto quello che bisogna sapere. Scegliere semi naturali di Graminacee già esistenti nelle associazioni erbacee (biocenosi) reperibili nel territorio dove vegeta il giardino che si vuol creare.   
    · I fiori per prato magro non sono compatibili con le cultivar di Graminacee commerciali, ad esempio Lolium perenne e Festuca arundinacea, specie così competitive in condizioni di elevata fertilità, da non lasciare spazio ad altro.   

    · Le specie selvatiche non sono cultivar migliorate, al massimo possono contenere sottospecie, varietà non coltivate ed ecotipi. Raccogliere in natura sememi appartenenti a specie, non a cultivar migliorate, prelevate lontanissimo da campi coltivati  

    La raccolta dall’habitat di origine è possibile (in effetti spesso praticata), per interventi di ripristino ambientale e di conservazione di piccola scala. Su grande scala il prolungato e sistematico prelievo di grandi quantità di semi sarebbe deleterio, in quanto priverebbe i prati della loro stessa fonte di rigenerazione negli anni, con implicazioni negative dal punto di vista genetico se si restringesse troppo il pool genetico da cui si attinge raccogliendo sempre dallo stesso numero di individui nella stessa zona.