Giardino naturale paesaggistico mediterraneo
Il paesaggio dei luoghi
C'è un bel pezzo di terra che vibra dei rimbombi del mare, della voce del vento. I monti lo racchiudono entro un orizzonte da accettare. Sempre risuona dei canti degli uccelli, a volte di animali al pascolo e richiami di pastori. Qui si può vivere sempre. Noi umani che abbiamo fatto degli habitat delle altre specie il nostro mondo, non siamo gli unici a vivere, vedere, sentire, ascoltare; altre forze sono in opera all’interno di esso. Esiste una volontà esterna agli uomini, una intenzione al di fuori dell’umanità. I siciliani lo sanno e ci convivono benissimo.
Il concetto di “genio del luogo” è diventato il “ruolo di
agency” che decide la composizione del giardino in rapporto all’habitat
e al paesaggio esistenti. In questo bellissimo giardino planetario è
sublime il paesaggio, il mio sguardo su di esso è una mano senza linee.
Clima e suolo decidono il
giardino naturale mediterraneo. Il giardino costiero sta
all’interno di una rete di riserve naturali
ma l’ambiente è profondamente
degradato da pascolo e incendi che
hanno determinato il depauperamento floristico e la regressione fitocenotica
delle serie di vegetazione naturale. Siamo nella fascia bioclimatica
Termo mediterranea, alleanza climatogena dell’Oleo-ceratonion, il più diffuso tipo di macchia termofila litorale. Coincide con la fascia climatica più calda e
arida esistente in Italia. La temperatura media annua è superiore
ai 18.5° C., le precipitazioni hanno valori africani, 400-450 mm annui, a volte
inferiori, il periodo arido è di 4-5 mesi. Il terreno è da poco inclinato a pianeggiante, composto da una Terra bruna primitiva d'origine carbonatica e
vegetale di tipo A, con orizzonte di superficie composto da frazione minerale e
organica, più sotto, di tipo B, con orizzonte minerale e accumuli d’argilla,
minerali di ferro, carbonati e humus che lo rendono
rosso. La roccia
madre in questa valle doveva anticamente presentarsi attraversata da fenditure,
conche e avvallamenti che devono essere stati riempiti dal terreno dilavato
dalle piogge, proveniente dalle giogaie sovrastanti la valle, perché si trovano
qua e là aree di suolo profondo, soprattutto nella parte alta a sud, attorno la casa e a
ridosso del muretto che marca il confine nord della proprietà, nel resto il suolo è
sottile con tavolati calcarei affioranti. L’associazione
Olivastro-carrubo, durevole su spiagge
e pendii in prossimità del mare, un ambiente fortemente battuto dai venti
marini ricchi di salinità, è partecipata da meravigliose specie endemiche da introdurre nel giardino naturale mediterraneo.
Il giardino naturale nel paesaggio
In questo prato sono presenti le magiche Juno planiflolia. Fioriscono d’inverno tra Dicembre e Febbraio, tingendo con lacinie azzurro-violacee il verde dei prati. Per accrescere l’esperienza cosmetica del luogo, i bulbi di questa pianta, durante
l’estate, potranno essere estratti dal terreno e propagati in situ dividendo i
bulbi laterali. La stessa operazione si può fare con le altre bulbose e piante annuali e perenni endemiche di
questo ecosistema: Mandragora autumnalis, Asphodelo microcarpus, Scilla marittima, Narcissus
serotinus, Gladiolus italicus, Crocus sativus, Carlina sicula, Carlina gummifera, Thymbra capitata, Microemeria graeca sbsp. Fruticulosa, et altre.
Le
grafie delle fronde di Araucaria
heterophylla lontane, costituiscono il punto di fuga e d’attenzione prima
che il mare tutto unisca.
Suolo e clima fanno il
giardino naturale. Fondamentale è identificare la composizione floristica tipica del
luogo in cui si opera considerando l’insieme delle associazioni possibili in
quei fattori ambientali, l’esposizione del campo, la
profondità del suolo e la pendenza.
Siamo nella fascia bioclimatica Termo
mediterranea, alleanza
climatogena dell’Oleo-ceratonion, il più diffuso tipo di
macchia termofila litorale, coincide con la fascia climatica più calda e arida esistente in
Italia.
L’associazione Olivastro-carrubo
durevole su spiagge e pendii in prossimità del mare, è qui un ambiente
fortemente battuto dai venti marini ricchi di salinità, il terreno è pianeggiante
o poco inclinato. Partecipano a questa alleanza climatogena meravigliose specie da introdurre nel giardino naturale.
Giardino paesaggistico di mare e pietre
Il
paesaggio è un contenitore che raccoglie piante, animali, umani. Ciascuno si
muove all’interno di fattori abiotici: atmosfera, vento, sole, temperatura,
acqua, suolo. La continuità del giardino
e la sua struttura si fondono all’interno del rapporto di
totalità con il paesaggio attorno. Gli scenari del giardino sono tanto più
seduttivi, quanto più sfumano nella natura e nel paesaggio, perciò sono da evitare
gli sfondi privi di significanza. Il passaggio degli abitanti dei paesi vicini
che siano pescatori, pastori, contadini, animali, è la mano invisibile che
compone lo sfondo e aggiunge al giardino naturale un effetto immersivo, rappresentato da gente vera e animali reali che animano la scena
con un dato di realtà. In
questo luogo prospicente il mare emergono potenti cortocircuiti a mantenere una visione
dialogante con l’alterità, sarà sufficiente l’aggiunta di un punto
d’osservazione formato da una grande lastra di calcarenite emersa
dal suolo che funge da panca e cardine attorno cui orbita l’intero paesaggio, da
cui lasciare libera divagare la mente.
Nel
paesaggio esiste anche ciò che non si vede, il vento, il caldo, gli odori, il
suono. Una panca ben situata condensa il piacere del paesaggio con piena e
assoluta partecipazione dell’anima e del corpo. La visibilità del paesaggio,
rispetto all’invisibilità del pensato e del percepito dei suoi elementi, sono
il motivo del sentire di farne parte. Una
esaltazione incontrollata, una corrispondenza allucinata, una forza erotica che
derivano dall’immersione totale in ciò che vediamo. I segni del paesaggio e la loro combinazione ne svelano i segreti a chi
i giardini li compone.
L’arte di comporre giardini e paesaggi sta nel riunire
gli elementi secondo un ritmo rizomatico, un’arte combinatoria, il creatore di
giardini e paesaggi è un visionario di ciò che esiste; costantemente cerca di
rendere esplicito agli altri ciò che per primo ha veduto.
Tumuli di pietre e muri a secco sono
dispositivi idrici per raccogliere umidità e condensarla in acqua, sia di
giorno che di notte, esattamente come lo stillicidio dell’acqua nelle cavità
carsiche sotterranee.
Nel dettaglio della panca naturale, Microemeria graeca sbsp. Fruticulosa, pianta del bioma subtropicale
è specie a ricrescita obbligata, pirofita attiva vegetativa: dopo l’incendio si
rigenera per polloni radicali, come alcune specie di Erica, il Corbezzolo, la Quercus calliprinos, il Lentisco, l’Oleastro,
il Leccio.
Esistono piante pirofite attive adattate a una pronta
rinnovazione generativa, specie a germinazione obbligata: dopo un incendio si
rinnovano in massa per seme come alcune specie di Cisto, il Pino d’Aleppo, Pino
marittimo, Pino calabrese (Pinus brutia). Vi sono anche le specie pirofite
passive che hanno adattamenti che permettono la resistenza al passaggio del fuoco:
corteccia inspessita e suberizzata di Quercus
suber, Araucaria sp., Pinus domestica, eccetera. Nozioni che
un compositore di giardini deve conoscere quando chiamato a impiantare un
giardino nel cuore del Mediterraneo la cui ecologia del paesaggio è stata degradata
dall’uomo attraverso il fuoco.
La casa nel giardino paesaggistico mediterraneo
L'ingresso al giardino segue l’asse
sud-nord; a sud le giogaie dei monti, a nord il mare e il vasto golfo
che lo racchiude. Le vedute cambiano ad ogni passo; in ciò consiste il significato
della veduta in movimento: nel non possedere mai un punto di vista fisso. Il
dinamismo cromatico, il chiaroscuro delle chiome, la sinfonia dei verdi, la
tessitura delle foglie, proprio come in un disegno, allargano illusoriamente la
percezione dello spazio reale, allungato e stretto.
Molti degli arbusti della Macchia
Termofila e della Gariga possono essere topiati per ottenere forme molto fitte,
valorizzare le tondeggianti, suscitare contrasti tra portamenti a cuscino e
slanciati.
Le piante che formano l’alleanza Oleo-ceratonion, necessitano di terreni
poveri, sassosi, calcarei e ben drenati, tutte sopportano lunghi periodi di siccità.
La tolleranza all’aridità estiva è aumentata dalla fotosintesi degli alberi che
raffresca l’ambiente e dall’ombra proiettata al suolo. Gli alberi giunti da
lontani climi sub-tropicali, lo stesso clima della Sicilia, ancora non so quali
alleanze potranno stabilire tra loro, vedremo, sarà avvincente scoprirle.
La rustica pensilina è nascosta dalla verdeazzurra chioma sempreverde
di un olivo incorniciato dalle chiome verde giada di due Erythrina caffra. I fiori rosso corallo sbocciano a marzo, in
continuo, fino all’emissione completa delle foglie. L’Albero del corallo, ha
crescita veloce, contrasta con il verde denso e scuro delle foglie del Carrubo caparbio, ancora bambino, estremamente
longevo e resistente alla siccità, raggiungerà lentamente dimensioni maestose.
La chioma del Carrubo proietta un’ombra fitta, preziosa negli infuocati mesi
estivi. Nel
mezzo, Chorisia speciosa nella veste
invernale, è un albero che non si lascia abbracciare, non dà confidenza, mantiene
la distanza dall’essere umano, cui non resta altro che adorare da lontano la
sua stupefacente fioritura autunnale. Le fronde orizzontali e spoglianti di Choria speciosa compongono una chioma
espansa a palchi sovrapposti, trasparente alla luce e alla brezza. Le foglie,
composte da 5 - 7 lobi, tremolano sotto al sole, come un velo verdeggiante di
luce cosparso di macchie d’oro. L’Albero espone fiori simili a orchidee che
riempiono completamente la pianta. È arrivato dalle foreste subtropicali del
Sudamerica, ha portamento espanso fino a 15 metri, bellissime foglie palmate,
rossastre a primavera, verde marino l’estate.
Il
Pino d’Aleppo pare secco, è scottato dalle fiamme d’un incendio doloso che ha
avvampato l’erba alta e secca del campo contiguo. L’albero è destinato a
vegetare di nuovo, come promette il verde brillante appena sotto la corteccia dei
rami. Se le ramificazioni più basse non dovessero vegetare in modo
soddisfacente, saranno tagliate così da allontanare la chioma dal suolo, quindi
dal fuoco che può propagare dall’erba secca non decespugliata.
In questa composizione al Carrubo s’associano
l’elicriso, la Santolina chamaecyparissus,
l’assenzio arboreo, la Tulbaghia violacea, il Teucrium, la
Fillirea. La gentile Tulbaghia violacea,
agliacea sudafricana dalle foglie nastriformi verde chiaro, è dotata di una
insospettabile resistenza alla salsedine. Fiorisce da aprile a luglio e da
settembre a novembre, esibendo eleganti ombrelle dal color malva, come leggeri
sipari contrastano meravigliosi tra il fogliame argenteo dell’Helichrysum italicum, suffrutice perenne
dalle foglie spatolate cotonose e argentee e portamento pulvinato. Da maggio a
giugno la morbida fioritura giallo-oro squillante diffonde un caldo aroma di
curry e miele. La piante menzionate superano indenni prolungate siccità, rese
più resistenti se alleate ad Artemisia
arborescens, perenne dalle foglie argentee finemente incise e molto
aromatiche. D’inverno il fogliame grigio-argento forma una meravigliosa cupola
che imprigiona la luce, d’estate, la pelosità che ricopre le foglie le permette
di catturare l’umidità notturna che stilla al suolo.
Nei giardini le Santoline crescono
spesso su di un terreno troppo fertile che le accorcia la vita, amano invece
più di tutto i sassi delle rupi sotto al sole cocente, un habitat abbagliante
che prolunga la vita. Santolina
chamaecyparissus, arbusto perenne dal portamento a cuscino molto denso, foglie
grigio argentate, finemente divise, molto aromatiche, emanano un aroma
penetrante che ricorda l’olio d’oliva e la trementina. Fiorisce lungamente, quando
l’Elicriso è ormai sfiorito, con numerosi capolini giallo-oro che rivestono
completamente la pianta.
Tra
gli antichi blocchi di tufo nero da Favignana che fungono da sedute, è la siepe
intrecciata di Teucrium fruticans “Azureum”, arbusto compatto dalla sagoma
espansa e piccole foglie cotonose grigio-azzurro. Sboccia continuamente da febbraio
a maggio con bei fiori blu intenso in armonia con le api sui fiori abbondanti
di nettare. Quando il caldo è più intenso e la terra è più arsa, Teucrium fruticans,
in attesa del ritorno di stagioni migliori, perde completamente le foglie e,
impudico, mostra il groviglio cosmetico dei rami bianchi.
Phillyrea
angustifolia, arbusto
sempreverde estremamente longevo, ha lucide foglie verde veronese, resistenti
alla salsedine, e getti primaverili che paiono bronzo. Da marzo a maggio porta fiori
profumati bianco-giallastri poco visibili, seguiti in autunno da numerose
bacche nere, banchetto d’uccelli.
Botanica del Paradiso davanti le porte di casa
In presenza di uno scenario naturale
così potente il giardino non può far altro che prendere paesaggio a
prestito per portarlo nel recinto della casa e trasformare l’habitat
del giardino mediterraneo in un ambiente multiforme. Emergono allora potenti cortocircuiti a
mantenere una visione dialogante con l’alterità, visioni su territori nuovi
di grande bellezza sensibile, climatica e geografica, ricchezza vegetale e animale. Il paesaggio è un contenitore che
raccoglie, clima, geologia, piante, animali, umani; ciascuno si muove all’interno
di fattori abiotici: atmosfera, vento, sole, temperatura, acqua, suolo, fenomeni
climatici e luministici. La continuità del giardino e la sua struttura spazio
temporale si fondono all’interno del rapporto di totalità con il paesaggio
attorno. Gli scenari del giardino sono tanto più seduttivi quanto più sfumano nella
natura e nel paesaggio, perciò sono da evitare gli sfondi privi di significanza.
Il passaggio degli abitanti di luoghi vicini che siano pescatori, pastori, contadini,
animali, è la mano invisibile che compone lo sfondo e aggiunge al giardino
naturale un effetto atemporale e suggestivo, rappresentato da gente vera, animali
reali, fenomeni meteorologici che animano la scena con un dato di realtà.
L’estesa
biodiversità e variabilità luministica del paesaggio nel giardino naturale lo assimila alla
botanica del Paradiso. Il giardino naturale, espressione del
paesaggio mediterraneo che lo circonda, induce a passeggiare liberi da schemi
precostituiti, non subordinati
a disposizioni geometriche o scritture paesaggistiche, la composizione del
giardino evita di disporre viali e vedute per regolare la camminata delle gambe
e la camminata degli occhi, predilige la scoperta. A sud, l’anfiteatro dei
monti sublimi, risonanti fenomeni climatici, a nord il mare cangiante di
lapislazzuli e d’oro, a ovest le balze dei monti del tramonto riecheggiano
richiami d’animali ai loro guardiani, l’est sfoggia misera la testimonianza
relitta di antiche pinete d’Aleppo, ora
inconsapevoli alberi d’un principio pittorico, valido per la costruzione di
giardini e ampliare la prospettiva: da lontano, di una montagna non si scorge
la base, degli alberi non si vedono le radici, delle barche non si vede lo scafo ma soltanto la vela.
Verso nord il giardino mediterraneo termina
alla veranda ovest, qui si offre una comoda veduta da fermo, l'occhio spazia verso i monti e il mare, inseguendo
numerosi punti di godimento visivo. Nella
veduta da fermo, lo sguardo percorre cannocchiali ottici, proiettati
all’orizzonte che permane, come sul dettaglio vicino che diviene, connette l’apparenza
all’estasi degli estremi.
Compongono questa parte del giardino,
Salvie, Phlomis, Eremophile, Lavande, Rosmarini, Stipe, Euforbie, Yucche,
Carrubo, Agave, Lentisco, Echium fastosi, Aeonium arborei. Alcune di queste piante sono
vere nomadi, le si può ritrovare a molti metri dalla pianta madre, si disseminano
facilmente sospinte dai venti o trasportate da insetti e uccelli, riempiono
molti spazi tra i sassi, sono state introdotte per conferire accadimenti botanici
nel giardino mediterraneo sempreverde. Teucrium
fruticans, Stipa tenuissima, Crithimum maritimum, Euphorbia characias, Euphorbia bivonae (endemismo siciliano),
Pallenis maritima, Alkanna tinctoria, Lomelosia cretica, Iberis
semperflorens, Phagnalon
rupestris, Cistus creticus,
Myrtus communis.
Salvia
canariensis è disdegnata dagli erbivori perché ricca di olii
essenziali, ha grandi foglie sagittate grigio chiaro,
profumate, vistosi fiori rosa
con brattee viola da Maggio a tutto Luglio. Maggio, le grandi infiorescenze
giallo-luminoso di Phlomis grandiflora, emergono lungo alti
fusti ben al di sopra del fogliame, la pianta ha una natura duale che esprime
con un marcato dimorfismo, in inverno/primavera le grandi foglie grigio-verdi
sono enormi, d’estate attua strategie di resistenza all’aridità, le nuove
foglie virano al grigio-argenteo, sono molto corte e si ripiegano sull’asse
longitudinale a formare una canalina. Phlomis instaura alleanze con Lentisco,
Mirto e Cisto. Eremophila
nivea, arbusto bianco
argenteo, setoso e morbido al tatto, abita il bioma subtropicale dell'Australia sudoccidentale, è giunta percorrendo a
ritroso le rotte migratorie di tanti provenienti dal Mediterraneo. Lavandula angustifolia, ha
numerose radici secondarie superficiali, in questo luogo è necessario
pacciamare con pietre attorno al colletto per impedire che l’umidità naturale
del terreno evapori troppo in fretta scacciata dallo scirocco, oppure la si protegga
appressando altre piante della gariga, in modo che il vento salso non asciughi
drammaticamente il terreno.
La grande biodiversità della botanica del
paradiso aumenta la resistenza del giardino naturale paesaggistico, dalle
patologie vegetali e dai parassiti, l’ampia biodiversità conferisce al sistema
giardino elevata resilienza agli eventi catastrofici naturali e dolosi. Un giardino naturale mediterraneo che si fa
modificare, per poi tornare alle condizioni iniziali, è resiliente; mentre un
sistema biologico che non si fa affatto modificare è resistente. Nel
caso dei giardini naturali (sistemi biologici) un giardino resiliente non sarà
resistente, mentre un giardino resistente non sarà resiliente. Sono due diversi concetti e prassi di
realizzare un giardino naturale mediterraneo.
Basolato: Pensare il giardino come fenomeno meteorologico
Da
un punto di vista tecnico l’ampia pavimentazione in pietra assolve la funzione
di fascia antincendio a protezione della casa. Dal punto di vista del paesaggista la superficie del
basolato è una pelle, un substrato
biologico posato sul suolo. Non è stato pensato solamente come ampia superficie
pavimentata e piazza su cui poggiare arredi e persone, ma come un vero e
proprio dispositivo di messa in scena dei cicli naturali. Le balate lisce e scabre
compongono una membrana che registra il sotterraneo e l’aereo attraverso una
scrittura coreutica resa visibile dal ritmo di crescita e regressione delle
piante messe a dimora e di quelle che appariranno portate dal vento, e dalla
pioggia che bagna la pietra. Sulla pelle del basolato appaiono allora, grazie a
leggerissimi inspessimenti, appena percettibili, micro topografie che si
manifestano solo attraverso l’acqua che ristagna per un certo tempo in
concavità e rugosità minime e impercettibili che rallentando l’evaporazione,
prolungando l’atto nello spettacolo.
Il
Mediterraneo distende venti e correnti secondo le sue rotte…allo stesso modo le
linee interrotte del Nerello di Custonaci, dalla natura duale, grigia e dorata,
si alternano come un coro che danza, ispirato ai moti convettivi del mare, tradotti
sul piano delle basole irregolari e scabre della pietra calcarea, come increspature
sulla superficie del mare percorsa dalla brezza.
La
posa del basolato è all’antica: senza l’impiego di cemento, urtante sia un
punto di vista ecologico che paesaggistico. Le spesse basole sono posate sopra
a una stratigrafia d’inerti compattati, stabilizzate e consolidate botanicamente
dalle radici della vegetazione rupicola di alcune Camefite suffruticose, scelte per il
portamento tondeggiante, che il vento contribuirà a mantenere prostrate. Il riempimento delle fughe è un miscuglio
di terra, sabbia e torba che favorisce lo scambio di flussi chimici e aerei tra
la superficie e il suolo profondo, aprendo il lastricato ai venti,
all’impollinazione, alla disseminazione.
Sopra
questa piattaforma attiva si innestano occhi di ceramica. Il basolato ha gli
occhi perché anche lui respira, sente, vede è vivo e quando si è vivi è vivo il
mondo intero; l’osservato osserva, il paesaggio diviene una selva d’occhi. Ci
troviamo in un ambiente socializzato in ogni luogo, percorso senza tregua. Per
questo rispecchiamento, qualsiasi forma e pensiero che deponiamo al di fuori di
noi stessi si mescola e si aggiunge alle vecchie storie che informano
l’ambiente. Tutto è registrato. I prati, il mare, gli alberi, i monti, gli
animali, le case, l’intero paesaggio è informato e ricorda tutto ciò che
facciamo e diciamo. Bisogna stare molto attenti ai pensieri che formuliamo,
perché il mondo non umano non dimentica niente.
Le piante che dimorano nel basolato sono: l’annuale Sedum caeruleum che vaga nei territori
mediterranei, allargandosi dove prima era nessuno, in spessi cuscini talvolta
rosa-azzurro.Filago pygmaea, Paronychia argentea, Capparis
spinosa, Pallenis maritima, Iberis semperflorens, Origanum
microphyllum,
Helichrysum
microphyllum e Teucrium
microphyllum
Limonium
bocconei, Limonium ponzoi,
Limonium sinuatum,
Artemisia
cretacea,
Crithmum
maritimum
Il dialogo delle pietre intona il giardino
Muro e basolato compongono una stanza giardino che
prolunga l'intimità della casa, separandola dal vicinato fastidioso e caciarone
che a volte assedia troppo da vicino il confine.
L’andamento curvilineo del muro allarga illusoriamente
lo spazio, rompe la rigidità ortogonale della linea di confine e confonde le
proprietà nell'indeterminatezza dell'appartenenza arborea.
Negli interstizi tra i conci sono state inserite
piante da detrito, alcune epifite che non hanno radici ma prendono nutrienti e
umidità dall'aria, come Tillandsia
aeranthos, scelta per richiamare un cielo stellato. Si, perché le pietre e
il cielo stellato sono le uniche entità ad avere visto Dio.
Mondo percettivo e mondo operativo formano una
totalità chiusa chiamata ambiente. Pee
inerbire il muro con artificio, occorre individuare le qualità microclimatiche
osservando la progressione dei raggi solari che colpiscono le superfici e registrare
la durata dell’insolazione, ombre, luci, temperature. I fori e gli interstizi adatti ad accogliere le
piantine che necessitano di terra per attecchire, sono suggeriti dalle
lucertole, individuando da quali fori entrano e da quali escono. Le lucertole
indicano al giardiniere attento la rete di cunicoli e anfratti che dirama tra i
conci del muro, là propagheranno le radici del cappero.
Il
muro blocca lo scirocco che qui, per un strato gioco di rimbalzi, soffia da est,
ma è anche un dispositivo idrico: raccogliere umidità e la condensa in acqua.
Il luogo è ventilato, i venti che spirano da nord,
ovest e nord-est apportano l'umidità necessaria. Lo scirocco che è un vento
caldo umido, soffia contro il lato posteriore del muro contribuendo a scaldare
le pietre. Il calore assorbito, soprattutto d'estate, viene restituito la notte,
grazie al gradiente termico, sotto forma di umidità necessaria alle piante per
vegetare.
I
fori che bucano le pietre sono il lavoro di una lumaca giardiniera che secerne
una bava acida provocando lo scioglimento del carbonato di calcio delle rocce
calcaree, poi, aiutandosi con la radula, raschia la roccia disciolta scavando
fori circolari profondi e coalescenti, che utilizza come riparo. Sulle pareti
dei fori trattati con la bava cresce un vegetale, simile a muschio, di cui la
lumaca si nutre.
Giardino mediterraneo costiero
È questo un giardino dove le piante si diffondono liberamente. La modellazione del terreno connette finalità
estetiche a obbiettivi ecologici: permette variazioni nella composizione del
suolo tra le diverse aree di accumulo, inserisce una gamma più ampia di fattori
ecologici nel medesimo sito, consente di accrescere la diversità di specie di
fiori selvatici che potranno stabilirsi nelle diverse micro condizioni di
substrato ed esposizione.
La modellazione del substrato del giardino permette di
trasformare una banale superficie piatta in un principio di paesaggio aperto
ai flussi dei venti, all’impollinazione,
al vagare e giungere dei semi.
Allo scopo di perfezionare la
veduta e migliorare la percezione
paesaggistica del sito antistante
il basolato, basse ondulazioni modellano il terreno, migliorano gli effetti di
chiaroscuro della vegetazione attraversata dalla luce del Mediterraneo e lasciano indisturbata la
visione del mare. Le ondulazioni del terreno
prefigurano la metafora dell’acqua, un richiamo di onde fiorite, proscenio alla
vista del mare; s’alzano dalla terra senza
separarsene, come l’onda si solleva dall’acqua e torna nell’acqua. Pieghe e ondulazioni del
terreno hanno anche funzione frangivento perché deviano il vento verso l’alto e
orientano gli usi di questo spazio, lasciato libero da gerarchie stabilite, generando
usi che declinano nel tempo, sia nel corso del giorno quando ci sono le
persone, sia nel corso delle stagioni al variare del microclima.
La
pioggia abbondante forma pozze temporanee, dove l’acqua piovana si raccoglie a
riflettere il cielo, un lago temporaneo di bassa profondità, una nicchia
ecologica che ai bordi può evolvere in prato umido; a
primavera le increspature del suolo erboso sono punteggiate da ampie fioriture
prative, allora le pieghe del terreno diventano d'estate sedili inerbiti su cui
accomodarsi; di giorno a prendere il sole e il vento, la notte
a contemplare le stelle. D’autunno,
le fioriture rinverdiscono di colori accesi lo stanco polveroso rosso e ocra della
terra decespugliata. Di nuovo l’inverno, mostra foschi sempreverdi e luminose isole
fiorite che emergono dall’erba che inizia ad alzarsi, poi, grazie all’avvallamento
che raccoglie l’acqua piovana, ulteriore biodiversità per il giardino: nelle
stagioni invernale più piovose, la biodiversità piomberà dal cielo sotto forma
d’uccelli di passo.
La
diversità ambientale favorisce la diversità della flora, il numero di specie
che un giardino può presentare non dipende dalla sua estensione, ma dalla
diversità di ambienti che esso presenta. La
modellazione del terreno compone morbidi declivi di poche decine di decimetri, depositi
localizzati di terra, particelle di argilla, limo, humus negli avvallamenti più
ombrosi, zone pietrose che drenano più liberamente. Questi
fattori ecologici usati dal giardiniere informato e dal paesaggista sapiente d’Ecologia
del Paesaggio, sono utili per creare ambienti eterogenei e diversità di nicchie
ecologiche in giardino che determinano la particolare ricchezza della flora. Su questo scenario ondulato si inseriscono bassi
arbusti sempreverdi dal portamento pulvinato
e tondeggiante, somiglianti a cuscini sparsi, che il vento contribuirà a
mantenere prostrati, la composizione serve
per apportare colore quando l’estate l’erba è tutta gialla, oppure falciata a
prevenzione degli incendi, al verde s’aggiungono le fioriture di mezza estate
delle macchie di Mirto e le rosse bacche del Lentisco.
Giardino mediterraneo
I cancelli aprono varchi nel mezzo di giardini
compositi, gli spazi e gli ambienti sono articolati da un’architettura
agita dalle piante: un grande luogo complesso con molti recessi e molti
passaggi che lasciano spazio all’inatteso; la
casa è incardinata nel centro. Questa è la parte destinata a diventare la più selvatica del giardino.
Quanto più esistono variazioni tanto più si
avverte un senso illimitato entro un'area limitata. Luce-ombra,
chiaro-scuro, aperto-chiuso, velato-svelato. Ne deriva il principio di inserire piccoli giardini
all'interno di giardini più grandi. Il largo percorso rettilineo lastricato, divide
il terreno retrostante la casa in due zone asimmetriche e funge da asse di
collegamento tra la casa e l’ingresso all’oliveto ornamentale a sud, verso nord si restringe per correre parallelo a muri e porte vetrate da cui
luce, aria e paesaggio penetrano nella casa senza finestre. Per spezzare l’eccessiva rigidità del luogo, è necessario allargare
illusoriamente l’ampiezza e disporre prospettive che traguardano il
paesaggio attraverso i tronchi degli alberi. I sesti
d’impianto seguono linee curve, semicerchi intrecciati e fasce
concentriche interrotte, solo
allora le parti e non il tutto saranno visibili contribuendo a dilatare i
confini del giardino e infondere un senso di fusione con il paesaggio naturale
attorno. Le dimensioni di un giardino paesaggistico sono relative e non
assolute, nel senso che senza il grande non sussiste il piccolo e viceversa.
Più lo spazio di un giardino è suddiviso, più si avverte un senso di ampiezza.
Immagino tra qualche
anno, quando il giardino sarà cresciuto e diventato rigoglioso, le conquiste di
visuali in movimento, spostando con la mano le fronde nell’incedere. Non ci sono sentieri, eccetto il
percorso carrabile. La mancanza di tracciati rigidi aumenta l’enigma e apre
molti possibili movimenti nel giardino. Gli elementi compositivi sono
organizzati per condurre l’occhio in sequenza. La leggibilità dello
spazio è cristallina, ma la varietà e la ricchezza di questa scena è complessa,
resa da forme e colori vegetali ripetuti, ben organizzata e composta.
Le
caratteristiche del clima mediterraneo: presenza di una marcata stagione arida, forte intensità della radiazione solare, piogge autunnali e invernali, non sono dissimili dal regime
climatico subtropicale, che è come dire “Entità mediterranea in senso stretto
con areale limitato alle coste mediterranee” = area dell'Olivo. Questo permette
di inserire nella composizione floristica del giardino mediterraneo, piante originarie di climi subtropicali per avere più fiori d’estate, ad esempio, quando naturalmente
scarseggiano a Luglio e Agosto: i mesi delle vacanze.
Il folto d’alberi e arbusti crescerà
per diventare un boschetto, alleanze saranno stabilite tra le specie per aumentare la resilienza del giardino. Il giardino naturale mediterraneo
si compone rispettando le associazioni individuate dalle specie esclusive
dell’ecologia del luogo, perciò il progettista di giardini eviterà di alterare l’ecologia e l’estetica delle associazioni native, mescolando
senza un criterio paesaggistico piante che provengono da zone climatiche
compatibili. Eviterà assolutamente di introdurre specie invasive che
alterano gli equilibri ecologici, le associazioni tra gli endemismi e la
biodiversità. Un virtuoso criterio
paesaggistico non prescinde dall’ethos e dalle compensazioni ecologiche del
luogo.
Gariga
e Macchia termofila vegetano nell’alleanza Oleo-ceratonion,
sono le formazioni vegetali mediterranee più ricche di piante aromatiche, olii
volatili e principi medicinali. Un alito infiammabile che spande il suo afrore
con il vento salso del mare. Diffondere nelle narici e nel cervello l’odore aromatico delle coste mediterranee è la qualità più importante cui
tende il progettista del giardino mediterraneo naturale che cinge la casa di
villeggiatura, stagione che spesso
coincide con il periodo estivo, quando le coste del Mediterraneo si tingono di
giallo, il mare è profondo turchese, l’aria è infuocata, non ci sono fioriture e
il verde è cupo.
Uliveto ornamentale
L’ossatura del giardino esce da un atto
di sottrazione. Una landa selvatica di spini era attorno la casa, Calicotome
infesta invadeva il
terreno assieme alla feroce “Runza”, l’eradicazione di tutti gli arbusti
spinosi e il taglio a raso delle erbe ha
permesso di scoprire l’andamento del terreno. Nascosti dall’erba alta,
agglomerati di calcarenite bianca e ambrata e massi
erratici, assorbono la luce con tonalità cangianti all’incedere del sole lungo
il suo corso. Appaiono preziosi Rhamnus lycioides subsp. oleoides, per la loro attitudine
a essere topiati in forme organiche, Crategus monogyna e Pyrus
spinosa sono nuvole bianche sfilacciate dal vento di primavera, grandi Ampelodesmos mauritanicus, catturano e
riflettono la luce coi loro pennacchi; s’alzano adesso nell’oro rosso della
terra decespugliata. Si scoprono le Mandragora
autumnalis, e tutto un sorprendente corteo di geofite e rizomatose, alcune
orchidee. Il giardiniere avrà cura di propagare le piante dividendo, nella stagione
estiva, bulbi e rizomi e approntare il suolo alla germinazione dei semi delle
annuali. Sul finire dell’inverno, appaiono le fresche corolle bianche
striate di sangue dell’alto Asphodelus ramosus, esso è indice di degradazione dell’ambiente;
dove il bosco è stato distrutto, quando il pascolo è stato sfruttato fino al
denudamento della roccia, allora appaiono gli Asfodeli assieme alla Scilla e l’Euforbia dei campi. Vestono i prati
d’un abito frusciante come la dolce brezza sulle rive fiorite d’un fiume. Un
canto di morte nello sfavillare della luce meridionale.
Appese alle fronde degli olivastri (Olea europaea subsp. sylvestris), tintinnano
campanelle scosse dal vento, richiamo di greggi andanti, di cimbali appesi agli
alberi che oscillano al triste vento.
L’ulivo
si trova spontaneo solo nella fascia mediterranea arida dell’Oleo-ceratonion, si decide la messa a dimora di un Uliveto
Ornamentale; compito del giardiniere appassionato è evitare che tutto quel
sistema di alleanze vegetali, formatosi in oltre cinquant’anni di abbandono, vada
irrimediabilmente compromesso, se non perso del tutto: nel
caso dei sistemi biologici un sistema molto resiliente
non sarà resistente, mentre un sistema resistente
non sarà resiliente.
La capacità di rigenerazione del tronco
di olivi e olivastri è tale da rendere possibile anche il trasferimento di
piante plurisecolari. Nel Giardino di Monte gl ulivi, secondo un impianto che segue il substrato accidentato, calano dall’alto verso la
casa, come uccelli in ranghi scomposti, allargandosi in prospettiva, nudi una
volta, oscillando le chiome eterne.
Nell’uliveto ornamentale dimorano le varietà Biancolilla, Nocellara, Cerasuola, Giarraffa,
mischiate assieme daranno il pregiato olio siciliano.
Maggio! Fiorisce la Sulla coronaria, come un’ultima
sanguinosa cena nel Getsemani. La sua potente radice a fittone migliora
il suolo bonificandolo e arricchendolo d’azoto, come le Fabaceae sanno fare. Il rosso si chiazza del giallo di Glebionis coronaria, i fiori che hanno
questo epiteto erano usati per intrecciare corone, colti dai bei prati pieni di
sole e cielo, luoghi seducenti del Mediterraneo, prati siciliani famosi
testimoni del celebre ratto, vicende di violenza e di morte ma anche di ritorno
e resurrezione.
Un
arbusto della Macchia Mediterranea che non può mancare è Pistacia lentiscus, pianta aromatica,
miglioratore del suolo, esigente d’azoto, tollerante dell’ombra, scarsamente
infiammabile.
Dal punto di vista bioclimatico, che è quello che importa per
realizzare un giardino naturale, le specie guida più importanti della fascia
mediterranea arida termofila della costa, con temperature medie annue di 18° C
e più, sono il Lentisco (Pistacia
lentiscus), l’Oleastro (Olea europaea
var, sylvestris), il Carrubo (Ceratonia
siliqua), il Mirto (Mirtus communis),
il Ranno con foglie d’olivo (Rhamnus
lycioides subsp. oleoides) la “Disa” (Ampelodesmos mauriaticus), ce ne sono altre ma le elencate sono le
più interessanti per il giardino. Nella
parte più alta del terreno si è trivellato un pozzo. Una cisterna è
posata sul suolo accanto al pozzo che la riempie così da poter irrigare per gravità le zolle
degli ulivi, mirti e lentischi, da poco messi a dimora. Una seconda cisterna ipogea, a uso della casa e del giardino attorno, è riempita automaticamente dal pozzo, tramite tubatura sotterranea, quando la cisterna a monte è piena.
Giardino Pantesco
Il
vento è sempre un fattore limitante alla fruizione piacevole del giardino, un
riparo meteorologico, funzione assolta dal giardino pantesco, permette di
isolarsi. La forma del giardino
di pietra asseconda e accompagna il flusso del vento in modo che questo scivoli
via, evitando al contempo di creare fastidiose turbolenze. All'interno
dimora un albero d'agrume protetto dai venti, fornisce colore, profumo e
mistero al verde glauco del fogliame monotono sempreverde degli ulivi. Queste
strutture creano dislivelli in zone pianeggianti e rendono tortuoso ciò che è
naturalmente diritto, la stessa funzione può essere assolta da grandi massi.
Gli
agrumi, per crescere sani e vigorosi, necessitano di elevate temperature
primaverili-estive e abbondante irrigazione, ma in questa zona la media di
pioggia annuale è
400-450 mm/m2,
insufficiente per una crescita regolare e produzione di frutta, si aggiunga un periodo arido di
4-5 mesi e forti venti salsi, la coltivazione risulta difficile se non
si approntano ripari.
Le fondazioni del
muro trattengono molto a lungo l’acqua che si è infiltrata sotto di esse; agglomerati
di pietre condensano rugiada notturna fornendo umidità al terreno, lo si vede
indagando le radici degli olivi che dimorano sopra un terreno recinto da muri a
secco: sono tutte rivolte verso le mura, avviene anche nel giardino pantesco, concepito
per accentrare umidità e proteggere dal riscaldamento solare il colletto
dell’albero e il suolo attorno, rallentando l’evaporazione, aggiungendo al
naturale ombreggiamento delle foglie quello della pietra. L’area interna
del giardino pantesco raccoglie 17.300 litri d’acqua piovana all’anno, quantità
limitata per alberi che sopportano la siccità, come l’ulivo, ma per un agrume è
al limite della sopravvivenza. L’interno del giardino pantesco, con il
suo ingegnoso sistema di utilizzo delle risorse idriche, consente all’albero
d’agrume di superare cinque mesi di siccità prolungata, integrando alla
raccolta interna d’acqua piovana quella da suoli inclinati, da cui l’acqua
ruscella giù dai pendii e strade in pendenza. Il giardino pantesco raccoglie le
acque piovane convogliate da un sistema idrologico per irrigare l’agrume.
Questo reticolo idrografico naturale di captazione delle acque meteoriche, integrato
da canaletti in pietra naturale, crea risorgive carsiche temporanee per il
naturale scorrimento dell’acqua giù dal terreno. Possono assumere la forma di
cascatelle temporanee, quando condotte a gettarsi da quota maggiore, la cui
portata e durata è proporzionale alla quantità di pioggia che cade. Le rocce
calcaree sono colonizzate da licheni come, la nera Verruca nigrescens, nelle fessure si forma un po' di
suolo dove attecchiscono Sedum sp., e
Linum usatissimum.
La
strada bianca che scende al mare bordeggiando la proprietà, convoglia l’acqua piovana
all’interno del giardino pantesco mediante un canale dai bordi di pietra e il
fondo impermeabilizzato da polvere di calcare fine o polvere di tufo battuto. Un
calcolo statistico sulla quantità media d’acqua piovana raccolta dalla strada, una
superficie omogenea di 650 m2, permette di convogliare 19,8 m3
d’acqua alle radici dell’albero d’agrume. Sommando 17.3 m3 ai 19,8 m3,
permette di raddoppiare l’apporto annuale d’acqua sulla superficie di copertura
delle radici. La quantità di pioggia recuperata dai suoli inclinati, può essere
accumulata in una cisterna ipogea posta adiacente al giardino pantesco. Nel
muro del giardino si integra una pietra scavata come una grande scodella, detta
pila, munita di un canale che attraversava il muro per convogliare l’acqua in un’anfora di terracotta dal fondo bucato,
completamente immersa nel terreno cosicché l’acqua raggiunga l’apparato
radicale. Un sistema che
consente l’infiltrazione in profondità, altrimenti impossibile in suoli di
natura argillosa, con rilascio graduale d’umidità e una evaporazione
trascurabile. L’irrigazione avviene riempiendo la pila d’acqua attinta
dalla cisterna, fino a quando il terreno attorno alla pianta è imbibito a
sufficienza.
Attorno
all’albero d’agrume s’alza una opera architettonica di pietre sgrossate in
simbiosi con l’albero, la crescita forzata da potature e contrappesi si fa
architettura umana.
Si
parte dall’innesto, basso tanto da sfiorare il terreno, nel caso dell’agrume e
dell’olivo 20 cm dal suolo, da qui diramano le 4 branche principali a formare
la prima struttura dell’albero con un angolo di 25° con il suolo. I rami
secondari chiudono gli spazi laterali per favorire l’avvicinamento ai muri del
giardino pantesco così da godere i piaceri della vicinanza ai muri: protezione
dai venti, ombreggiamento diurno, riscaldamento, cessione di calore notturno,
umidità da condensazione dei microflussi portati dal vento. Il risultato finale
è una superficie arborea ad estensione orizzontale tra 20 e 40 m2
con un’altezza media di 1,5 m.
pietra guardiana del giardino
Tutto nel giardino mediterraneo è un canto di pietre e d’acque.
La pietra guardiana è uscita dallo scavo per la cisterna dell’acqua potabile,
con le sembianze di Bue in riposo. Questa grande figura catalizza gli elementi costitutivi il paesaggio del luogo: acqua e montagne. La
disposizione del masso erratico è innata: un bovino in sosta durante il
pascolo, la sua ruminazione pietrificata distilla paesaggio naturale e genio
del luogo.
