Giardino naturale paesaggistico mediterraneo
Il paesaggio dei luoghi
C'è un bel pezzo di terra che vibra dei rimbombi del mare...della voce del vento...i monti lo racchiudono entro un orizzonte da accettare. Sempre risuona dei canti degli uccelli a volte di animali al pascolo e richiami di pastori. Qui si può vivere sempre. Noi abbiamo fatto degli habitat delle altre specie il nostro mondo ma non siamo gli unici a vivere, vedere, sentire, ascoltare; altre forze sono in opera all’interno di esso. Esiste una volontà esterna agli uomini, una intenzione al di fuori dell’umanità. I siciliani lo sanno e ci convivono benissimo.
In questo bellissimo giardino planetario è
sublime il paesaggio, il mio sguardo su di esso è una mano senza linee.
Per il giardiniere moderno, il concetto di genio del luogo diventa il ruolo di
agency dell'habitat e suggerisce la composizione del giardino in rapporto all'ecologia del paesaggio naturale esistenti.
Siamo nella fascia bioclimatica
Termo mediterranea, alleanza climatogena dell’Oleo-ceratonion il più diffuso tipo di macchia termofila litorale; la fascia climatica più calda e
arida esistente in Italia. La temperatura media annua è superiore
ai 18.5° C., le precipitazioni hanno valori africani, 400-450 mm annui, a volte
inferiori, il periodo arido è di 4-5 mesi. Il terreno è da poco inclinato a pianeggiante con tavolati calcarei affioranti. Il suolo è composto da una terra bruna primitiva d'origine carbonatica e
vegetale e da un orizzonte minerale e accumuli d’argilla,
minerali di ferro, carbonati e humus che lo rendono
rosso. Il substrato nonostante la generale aridità ha una notevole capacità di ritenzione idrica.
Il giardino naturale nel paesaggio
In questo prato sono presenti le magiche Juno planiflolia; fioriscono tra Dicembre e Febbraio tingendo con lacinie azzurro-violacee il verde dei prati. Per accrescere l’esperienza cosmetica del luogo, i bulbi di questa pianta, durante
l’estate, potranno essere estratti dal terreno e propagati in situ dividendo i
bulbi laterali. La stessa operazione si può fare con le altre bulbose endemiche di
questo ecosistema: Mandragora autumnalis, Asphodelo microcarpus, Scilla marittima, Narcissus
serotinus, Gladiolus italicus, Crocus sativus, et altre.
Suolo e clima fanno il
giardino naturale basato sulla composizione floristica del
luogo in cui si opera, considerando l’insieme delle associazioni possibili in
quei fattori ambientali: l’esposizione del campo, la
profondità del suolo e la pendenza. L’associazione Olivastro-carrubo
durevole su spiagge e pendii in prossimità del mare, è qui un ambiente
fortemente battuto dai venti marini ricchi di salinità e attraversato dagli incendi, il terreno è pianeggiante
o poco inclinato. Partecipano a questa alleanza climatogena meravigliose specie da introdurre nel giardino naturale.
Giardino paesaggistico di mare e pietre
Il creatore di
giardini e paesaggi è un visionario di ciò che esiste; costantemente cerca di
rendere esplicito agli altri ciò che per primo ha veduto. Nel
paesaggio esiste anche ciò che non si vede, il vento, il caldo, gli odori, il
suono...l’arte di comporre giardini e paesaggi sta nel riunire
gli elementi secondo un ritmo rizomatico, un’arte combinatoria.
In
questo luogo prospicente il mare emergono potenti cortocircuiti, sarà sufficiente l’aggiunta di un punto
d’osservazione a mantenere una visione
dialogante con l’alterità. Un cardine attorno cui orbita l’intero paesaggio, una panca da
cui lasciare libera divagare la mente. Una panca ben situata nell’asse tra la casa e il blu del mare mai uguale a se stesso, anticamente legato al viaggio e al
ritorno, oggi alle fughe da un nord operoso ed alienante, condensa il piacere del paesaggio nella veduta da fermo con piena e
assoluta partecipazione dell’anima e del corpo. La visibilità del paesaggio rispetto all’invisibilità del pensato e del percepito dei suoi elementi, sono
il motivo del sentire di farne parte: una
esaltazione incontrollata, una corrispondenza allucinata, una forza erotica che
derivano dall’immersione totale in ciò che vediamo. La continuità del giardino
e la sua struttura si fondono all’interno del rapporto di
totalità con il paesaggio attorno formato da natura e dal passaggio degli abitanti dei paesi vicini
che siano pescatori, pastori, contadini, animali fornendo sfondi pervasi
di significanza.
Le grafie delle fronde di Araucaria heterophylla, costituiscono il punto di fuga e
d’attenzione prima che il mare tutto unisca. I forti vento dominanti e la presenza di animali pascolanti impogono di proteggere gli alberi messi a dimora con tralicci e pali.
Nel lembo di paesaggio costiero parte del giardino sono state inserite specie localizzate sulle rupi marittime ricche di endemismi, come Euphorbia bivonae, e specie con affinità subtropicale: Chamaerops humilis, unica palma della flora europea, Euphorbia dendroides, con foglie invernali fiori gialli primaverili rami rossastri spogli l'estate, Lomelosia cretica, Moraea sisyrinchium. Specie spontaneizzate come Opuntia ficus-indica e Agave americana sono diventate una componente fondante del paesaggio mediterraneo. Olea europaea var. sylvestris potate a nuvola delimitano parte del confine est della proprietà, inserite nei punti in cui è necessario celare sfondi indesiderati, ripetono le forme dei monti lontani prendendo paesaggio a prestito. Il vento dominante li mantiene in forma senza alcun intervento umano.
Tumuli di pietre e muri a secco sono
dispositivi idrici per raccogliere umidità e condensarla in acqua, sia di
giorno che di notte, esattamente come lo stillicidio dell’acqua nelle cavità
carsiche sotterranee.
Nel dettaglio della panca naturale, Microemeria graeca sbsp. Fruticulosa, pianta del bioma subtropicale
è specie a ricrescita obbligata dopo che la steppa costiera è stata attraversata dal fuoco.
La casa nel giardino paesaggistico mediterraneo
Il giardino vegeta tra le giogaie dei monti a sud e il mare a nord.
La scarsità d'acqua non permette l'artificialità di un impianto
d'irrigazione, si decide a favore di un giardino naturale fatto dalle piante migliori che formano l’alleanza Oleo-ceratonion, caratteristica del luogo, perché sopportano lunghi periodi di siccità. La tolleranza all’aridità estiva è aumentata dalla fotosintesi degli alberi che
raffresca l’ambiente e dall’ombra proiettata al suolo.
Lo spazio del giardino, allungato e stretto, deve essere ampiato illusoriamente attraverso la scala delle piante, il
dinamismo cromatico, il chiaroscuro delle chiome, la sinfonia dei verdi, la
tessitura delle foglie. Molti degli arbusti della Macchia
Termofila e della Gariga possono essere topiati per ottenere forme molto fitte,
valorizzare le tondeggianti, suscitare contrasti tra portamenti a cuscino e
slanciati.
La rustica pensilina è nascosta dalla verdeazzurra chioma sempreverde
di un olivo incorniciato dalle fronde verde giada di due Erythrina caffra. Gli alberi del corallo contrastano con il verde denso e scuro delle foglie del Carrubo caparbio ancora bambino, estremamente
longevo e resistente alla siccità raggiungerà lentamente dimensioni maestose.
La chioma del Carrubo proietta un’ombra fitta, preziosa negli infuocati mesi
estivi. Nel
mezzo, Chorisia speciosa nella veste
invernale, è un albero che non si lascia abbracciare, non dà confidenza, mantiene
la distanza dall’essere umano, cui non resta altro che adorare da lontano la
sua stupefacente fioritura autunnale. Le fronde orizzontali e spoglianti compongono una chioma
espansa a palchi sovrapposti, trasparente alla luce e alla brezza, le foglie tremolano sotto al sole, come un velo verdeggiante di
luce cosparso di macchie d’oro. L’Albero espone fiori simili a orchidee che
riempiono completamente la pianta. Il
Pino d’Aleppo è scottato dalle fiamme d’un incendio che ha
avvampato l’erba alta e secca del campo contiguo ma è destinato a
vegetare di nuovo, come promette il verde brillante appena sotto la corteccia dei
rami.
In questa composizione agli alberi s’associano la gentile Tulbaghia violacea,
agliacea sudafricana dalle foglie nastriformi verde chiaro, dotata di una
insospettabile resistenza alla salsedine, fiorisce esibendo eleganti ombrelle dal color malva, come leggeri
sipari tra il fogliame argenteo dell’Helichrysum italicum, suffrutice perenne
dalle foglie cotonose e argentee, da maggio a
giugno la morbida fioritura giallo-oro squillante diffonde un caldo aroma di
curry e miele. La piante menzionate superano indenni prolungate siccità, rese
più resistenti se alleate ad Artemisia
arborescens, perenne dalle foglie argentee finemente incise e molto
aromatiche, d’inverno il fogliame grigio-argento forma una meravigliosa cupola
che imprigiona la luce, d’estate la pelosità che ricopre le foglie le permette
di catturare l’umidità notturna che stilla al suolo. Le foglie
grigio-argenteo finemente divise e molto aromatiche di Santolina
chamaecyparissus emanano un aroma
penetrante che ricorda l’olio d’oliva e la trementina, fiorisce lungamente, quando
l’Elicriso è ormai sfiorito, con numerosi capolini giallo-oro che rivestono
completamente la pianta. Nei giardini le Santoline crescono
spesso su di un terreno troppo fertile che le accorcia la vita, amano invece
più di tutto i sassi delle rupi sotto al sole cocente, un habitat abbagliante
che prolunga la vita. Tra
gli antichi blocchi di tufo nero da Favignana che fungono da sedute, cresce la siepe
intrecciata di Teucrium fruticans “Azureum”, arbusto compatto dalla sagoma
espansa e piccole foglie grigio-azzurro. Sboccia continuamente da febbraio
a maggio con bei fiori blu intenso in armonia con le api sui fiori abbondanti
di nettare. Quando il caldo è più intenso e la terra è più arsa, Teucrium fruticans in attesa del ritorno di stagioni migliori, perde completamente le foglie e impudico mostra il groviglio cosmetico dei rami bianchi.
Phillyrea
angustifolia, arbusto
sempreverde estremamente longevo, ha lucide foglie verde veronese, resistenti
alla salsedine, e getti primaverili che paiono bronzo. Da marzo a maggio porta fiori
profumati bianco-giallastri poco visibili, seguiti in autunno da numerose
bacche nere, banchetto d’uccelli.
Botanica del Paradiso davanti le porte di casa
Il paesaggio è un contenitore che
raccoglie clima, geologia, piante, animali, umani, tutti si muovono all’interno
di fattori abiotici: atmosfera, vento, sole, temperatura, acqua, suolo, fenomeni
climatici e luministici. In presenza di uno scenario naturale così potente il giardino non può far altro che prendere paesaggio a
prestito per portarlo nel recinto della casa e trasformare l’habitat
del giardino mediterraneo in un ambiente multiforme: visioni su territori nuovi
di grande bellezza sensibile, climatica e geografica, ricchezza vegetale e animale. La continuità del giardino e la sua struttura spazio-temporale si fondono all’interno del rapporto di totalità con il paesaggio e i fenomeni meteorologici che animano la scena con un dato di realtà. Questa giardino naturale, espressione del
paesaggio mediterraneo in cui è immerso, induce a passeggiare liberi da schemi
precostituiti non subordinati
a disposizioni geometriche o scritture paesaggistiche; la composizione del
giardino evita di disporre viali e vedute per regolare la camminata delle gambe
e la camminata degli occhi ma predilige la scoperta.
A sud, l’anfiteatro dei
monti risonanti fenomeni climatici, a nord il mare cangiante di
lapislazzuli e oro, a ovest le balze dei monti riecheggiano
richiami d’animali ai loro guardiani, l’est sfoggia con nostalgia la testimonianza
relitta di antiche pinete d’Aleppo ora inconsapevoli alberi d’un principio pittorico, valido nella costruzione di
giardini per ampliare la prospettiva: da lontano di una montagna non si scorge
la base, degli alberi non si vedono le radici. Procedendo verso nord il giardino mediterraneo termina
alla veranda nord-ovest della casa, qui si offre una comoda veduta da fermo che connette l’apparenza
all’estasi degli estremi: l'occhio spazia verso i monti e il mare inseguendo
numerosi punti di godimento visivo, lo sguardo percorre cannocchiali ottici proiettati
all’orizzonte che permane come sul dettaglio vicino che diviene.
Alcune piante che compongono questa parte del giardino sono
vere nomadi, si disseminano
facilmente sospinte dai venti o trasportate da insetti e uccelli e riempiono
molti spazi tra i sassi. Sono state introdotte per conferire accadimenti botanici
nel giardino mediterraneo sempreverde, le si ritrova con stupore a molti metri dalla pianta madre.
Salvia
canariensis è ricca di olî essenziali, ha grandi foglie sagittate grigio chiaro,
profumate, vistosi fiori rosa
con brattee viola da Maggio a tutto Luglio. Le grandi infiorescenze
giallo-luminoso di Phlomis grandiflora, emergono lungo alti
fusti ben al di sopra del fogliame, la pianta ha una natura duale che esprime
con un marcato dimorfismo, nella stagione umida più fresca le grandi foglie grigio-verdi
sono enormi, nella stagione arida e torrida attua strategie di resistenza all’aridità: le nuove
foglie virano al grigio-argenteo, sono molto corte e si ripiegano sull’asse
longitudinale a formare una canalina. Phlomis instaura alleanze con Lentisco,
Myrtus communis e Cistus sp . Eremophila
nivea, arbusto bianco
argenteo, setoso e morbido al tatto, abita il bioma subtropicale dell'Australia sudoccidentale, è giunta percorrendo a
ritroso le rotte migratorie di tanti provenienti dal Mediterraneo. Lavandula angustifolia, pianta tipica dell'immaginario che le genti del nord hanno dell'ambiente mediterraneo, fatica ad attecchire in prossimità della costa perché predilige stazioni collinari più fresche dove s'associa a cisti ed eriche (associazioni legate al fuoco). Sarebbe da preferire Lavandula multifida, ma è assai meno decorativa, tuttavia nelle mani del giardiniere esperto Lavandula angustifoila prospera appressata ad altre piante della gariga costiera, in modo da proteggerla dal vento salso e il caldo Scirocco.
L’estesa
biodiversità e variabilità luministica del paesaggio del giardino naturale mediterraneo lo assimila alla
botanica del Paradiso e aumenta la resistenza alle
patologie vegetali e ai parassiti, conferendo al sistema
giardino elevata resilienza agli eventi catastrofici naturali e dolosi.
Il giardino naturale mediterraneo da me progettato è un sistema biologico resiliente perché si fa
modificare per poi tornare alle condizioni iniziali se non intervengono accadimenti come l'instaurarsi di specie invasive alloctone che banalizzano la biodiversità. I giardini naturali sono sistemi biologici: un giardino resiliente non sarà
resistente, mentre un giardino resistente non sarà resiliente. Sono due diversi concetti e prassi di
realizzare un giardino naturale.
Basolato: Pensare il giardino come fenomeno meteorologico
Da
un punto di vista tecnico l’ampia pavimentazione in pietra assolve la funzione
di fascia antincendio a protezione della casa. Dal punto di vista del paesaggista la superficie del
basolato è una pelle, un substrato
biologico posato sul suolo. Non è stato pensato solamente come ampia superficie
pavimentata e piazza su cui poggiare arredi e persone, ma come un vero e
proprio dispositivo di messa in scena dei cicli naturali. Le balate lisce e scabre
compongono una membrana che registra il sotterraneo e l’aereo attraverso una
scrittura coreutica resa visibile dal ritmo di crescita e regressione delle
piante messe a dimora e di quelle che appariranno portate dal vento, e dalla
pioggia che bagna la pietra. Sulla pelle del basolato appaiono allora, grazie a
leggerissimi inspessimenti, appena percettibili, micro topografie che si
manifestano solo attraverso l’acqua che ristagna per un certo tempo in
concavità e rugosità minime e impercettibili che rallentando l’evaporazione.
Il
Mediterraneo distende venti e correnti secondo le sue rotte…allo stesso modo le
linee interrotte del Nerello di Custonaci, marmo dalla natura duale grigia e dorata,
si alternano come un coro che danza ispirato ai moti convettivi del mare, tradotti
sul piano delle basole irregolari e scabre della pietra calcarea come increspature
sulla superficie del mare percorsa dalla brezza.
Il riempimento delle fughe è un miscuglio
di terra, sabbia e torba che favorisce lo scambio di flussi chimici e aerei tra
la superficie e il suolo profondo, aprendo il lastricato ai venti,
all’impollinazione, alla disseminazione.
Sopra
questa piattaforma attiva si innestano occhi di ceramica. Il basolato ha gli
occhi perché anche lui respira, sente, vede, è vivo e quando si è vivi è vivo il
mondo intero; l’osservato osserva, il paesaggio diviene una selva d’occhi. Ci
troviamo in un ambiente socializzato in ogni luogo, percorso senza tregua. Per
questo rispecchiamento, qualsiasi forma e pensiero che deponiamo al di fuori di
noi stessi si mescola e si aggiunge alle vecchie storie che informano
l’ambiente. Tutto è registrato. I prati, il mare, gli alberi, i monti, gli
animali, le case, l’intero paesaggio è informato e ricorda tutto ciò che
facciamo e diciamo. Bisogna stare molto attenti ai pensieri che formuliamo,
perché il mondo non umano non dimentica niente.
La
posa del basolato è all’antica, senza l’impiego di cemento, urtante sia un
punto di vista ecologico che paesaggistico. Le spesse basole sono posate sopra
a una stratigrafia d’inerti compattati, stabilizzate e consolidate botanicamente
dalle radici della vegetazione rupicola composta da Camefite suffruticose scelte per il
portamento tondeggiante.
Le piante che dimorano nel basolato sono: l’annuale Sedum caeruleum che vaga nei territori
mediterranei, allargandosi dove prima era nessuno, in spessi cuscini talvolta
rosa-azzurro.Filago pygmaea, Paronychia argentea, Capparis
spinosa, Pallenis maritima, Iberis semperflorens, Origanum
microphyllum,
Helichrysum
microphyllum e Teucrium
microphyllum
Limonium
bocconei, Limonium ponzoi,
Limonium sinuatum,
Artemisia
cretacea,
Crithmum
maritimum
Il dialogo delle pietre intona il giardino
Muro e basolato compongono una stanza giardino che
prolunga l'intimità della casa, separandola dal vicinato fastidioso e caciarone
che a volte assedia troppo da vicino il confine.
L’andamento curvilineo del muro allarga illusoriamente
lo spazio, rompe la rigidità ortogonale della linea di confine e confonde le
proprietà nell'indeterminatezza dell'appartenenza arborea.
Negli interstizi tra i conci sono state inserite
piante da detrito, alcune epifite che non hanno radici ma prendono nutrienti e
umidità dall'aria come Tillandsia
aeranthos, scelta per richiamare un cielo stellato.
Per inerbire il muro, occorre individuare le qualità microclimatiche
osservando la progressione dei raggi solari che colpiscono le superfici in modo da registrare
la durata dell’insolazione, delle ombre e le temperature. Fori e interstizi adatti ad accogliere il substrato necessario alle
piantine per attecchireche, sono suggeriti dalle
lucertole. Le lucertole, con le loro esplorazioni, inseguimenti e fughe sulla superficie muraria mostrano da quali fori entrano e da quali escono, indicano al giardiniere attento la rete di cunicoli e anfratti che dirama tra i
conci del muro, là propagheranno le radici del cappero e le piante che abitano le rupi.
Il
muro blocca lo scirocco che qui, per uno strano gioco di rimbalzi tra i monti soffia da est,
ma è anche un dispositivo idrico che raccogliere umidità e la condensa in acqua grazie alle relazioni che i venti intrattengono con le pietre e le temperature.
Il luogo è ventilato, i venti che spirano da nord,
ovest e nord-est apportano l'umidità necessaria. Lo scirocco che è un vento
caldo umido, soffia contro il lato posteriore del muro contribuendo a scaldare
le pietre. Il calore assorbito, soprattutto d'estate, viene restituito la notte,
grazie al gradiente termico, sotto forma di umidità necessaria alle piante per
vegetare.
I
fori che bucano le pietre sono il lavoro di una lumaca giardiniera, endemica della Sicilia, che coltiva il suo mondo, secerne
una bava acida provocando lo scioglimento del carbonato di calcio delle rocce
calcaree, poi, aiutandosi con la radula, raschia la roccia disciolta scavando
fori circolari profondi e coalescenti, che utilizza come riparo. Sulle pareti
dei fori trattati dalla bava di Erctella mazzullii cresce un vegetale, simile a muschio, di cui la
lumaca si nutre.
Giardino mediterraneo costiero
Le ondulazioni del terreno
prefigurano la metafora dell’acqua, un richiamo di onde fiorite proscenio alla
vista del mare: s’alzano dalla terra senza
separarsene, come l’onda si solleva dall’acqua e torna nell’acqua.
Pieghe
e ondulazioni del
terreno hanno anche funzione frangivento perché deviano il vento verso
l’alto e
orientano gli usi di questo spazio lasciato libero da gerarchie
stabilite. Pratiche che declinano nel tempo: nel corso del giorno o nel
volgere della luna, quando ci sono le
persone, come nel corso delle stagioni al variare del clima.
La modellazione del terreno trasforma una banale superficie piatta in un principio di paesaggio aperto
ai flussi dei venti, all’impollinazione,
al vagare e giungere dei semi. La modellazione del terreno del giardino connette obbiettivi ecologici a finalità
estetiche, è questo un luogo dove le piante si diffondono liberamente. Le variazioni nella composizione del
suolo tra le diverse aree di accumulo permettono una più ampia gamma di fattori
ecologici nel medesimo giardino e consente di accrescere la diversità di specie di
fiori selvatici che potranno stabilirsi nelle diverse micro condizioni di
substrato ed esposizione.
Le basse ondulazioni migliorano gli effetti di
chiaroscuro della vegetazione e del terreno attraversati dalla luce del Mediterraneo lasciando indisturbata la
visione del mare.
A primavera le increspature del suolo erboso saranno punteggiate da ampie fioriture
prative, d'estate le pieghe del terreno diventeranno sedili inerbiti su cui
accomodarsi di giorno a prendere il sole e il vento, la notte
a contemplare le stelle; d’autunno le fioriture rinverdiscono di colori accesi lo stanco polveroso rosso-bruno e ocra della
terra decespugliata. Di nuovo l’inverno mostra foschi sempreverdi e luminose isole
fiorite che emergono dall’erba che inizia ad alzarsi, poi, nelle
stagioni piovose l’acqua ritorna a raccogliersi negli avvallamenti fornendo ulteriore biodiversità al giardino. La
pioggia abbondante forma laghi temporanei di bassa profondità dove l’acqua piovana si raccoglie a
riflettere il cielo, qui si formano
nicchie ecologiche che ai bordi possono evolvere in prato umido allora la biodiversità piomberà dal cielo sotto forma
d’uccelli di passo; ma questo è destino si compia più tardi.
Il numero di specie
che un giardino può presentare non dipende dalla sua estensione ma è la
diversità di ambienti che il giardino presenta a favorire la biodiversità della flora.
La
modellazione del terreno compone morbidi declivi di poche decine di decimetri, depositi
localizzati di terra, particelle di argilla, limo, humus negli avvallamenti più
ombrosi, zone pietrose che drenano più liberamente nelle aree più esposte. Questi
fattori ecologici, usati dal giardiniere e dal paesaggista che conoscono l’Ecologia
del Paesaggio, sono utili per creare ambienti eterogenei e diversità di nicchie
ecologiche a incrementare la particolare ricchezza della flora in giardino.
Su questo scenario ondulato si inseriscono bassi
arbusti sempreverdi dal portamento pulvinato, somiglianti a cuscini sparsi, che il vento contribuirà a
mantenere prostrati. Questa composizione apporta colore quando d’estate l’erba è tutta gialla, o falciata a
prevenzione degli incendi, nell'estate incipiente al verde s’aggiungono le fioriture delle macchie di Mirto e le rosse bacche del Lentisco, arbusti che spandono il loro aroma con l'alito salato delle brezze marine.
Giardino mediterraneo
Nel
giardino naturale paesaggistico mediterraneo per aumentare la resistenza del giardino alle catastrofi antropiche lo si
compone rispettando le associazioni individuate dalle specie esclusive dell’ecologia
del luogo. Gariga e Macchia termofila vegetano nell’alleanza climatogena dell’Oleo-ceratonion, sono le formazioni
vegetali mediterranee più ricche di piante aromatiche, olî volatili e principi
medicinali, un alito infiammabile che spande il suo afrore con il vento salso
del mare. Diffondere
nelle narici e nel cervello l’odore aromatico delle
coste mediterranee è la qualità più importante cui
tende il progettista del giardino mediterraneo che cinge la casa di
villeggiatura nella stagione che spesso
coincide con il periodo estivo, quando le coste del Mediterraneo si tingono di
giallo il mare è profondo turchese l’aria è infuocata, non ci sono fioriture e
il verde è cupo.
Il progettista di giardini eviterà di snaturare l’ecologia e l’estetica delle
associazioni native mescolando senza un criterio ecologico paesaggistico piante che
provengono da zone climatiche compatibili, eviterà assolutamente di introdurre specie invasive
che alterano le associazioni tra gli endemismi, la biodiversità e gli
equilibri ecologici. Allo stesso modo un virtuoso criterio paesaggistico non prescinde
dall’ethos dei luoghi in cui si opera. Un giardino naturale, basato
sulle compensazioni ecologiche del luogo
innesca alleanze tra le specie e permette di comporre
un giardino a bassa manutenzione, con l’impiego minimo dell’irrigazione
artificiale solo nelle fasi d’attecchimento delle piante messe a dimora.
Gli spazi e gli ambienti in questo grande
giardino mediterraneo paesaggistico sono articolati da un’architettura agita
dalle piante: un grande luogo complesso con molti recessi e molti passaggi che lasciano spazio all’inatteso, la
casa è incardinata nel centro. Quanto più esistono variazioni negli
spazi del giardino, tanto più si avverte un senso illimitato entro un'area
limitata. Ne deriva il principio di inserire piccoli giardini compositi all'interno
di giardini più grandi.
Il
largo percorso rettilineo lastricato divide il terreno retrostante la casa in
due zone asimmetriche e funge da asse di collegamento tra la casa e l’ingresso
all’oliveto ornamentale a sud, verso nord si restringe per correre parallelo a
muri e porte vetrate da cui luce, aria e paesaggio penetrano nella casa senza
finestre. Per spezzare l’eccessiva rigidità del
luogo i sesti d’impianto nel giardino seguono linee curve, semicerchi
intrecciati e fasce concentriche interrotte.
Quando la vegetazione sarà cresciuta le parti e non il tutto saranno visibili
contribuendo a dilatare i confini del giardino e infondere un senso di fusione
con il paesaggio naturale attorno, più lo spazio di un giardino è suddiviso più
si avverte un senso di ampiezza, disporre prospettive che
traguardano il paesaggio attraverso i tronchi degli alberi contribuisce ad allargare illusoriamente lo spazio trasversale.
Oliveto ornamentale
L’ossatura del giardino emerge da un atto
di sottrazione.
Una landa selvatica di spini era attorno la casa, Calicotome
infesta invadeva il
terreno assieme alla feroce Runza, l’eradicazione di tutti gli arbusti
spinosi e il taglio a raso delle erbe ha
permesso di scoprire l’andamento del terreno: agglomerati di calcarenite bianca e ambrata e massi
erratici assorbono ora la luce con tonalità cangianti all’incedere del sole lungo
il suo corso. Appaiono Rhamnus oleoides preziosi per la loro attitudine
a essere topiati in forme organiche, Crategus monogyna e Pyrus
spinosa sono nuvole bianche sfilacciate dal vento di primavera, grandi Ampelodesmos mauritanicus s’alzano adesso nell’oro rosso della
terra decespugliata a catturare e
riflettere la luce coi loro pennacchi. Si scoprono le Mandragora
autumnalis, alcune
orchideee, tutto un sorprendente corteo di geofite e rizomatose. Sul finire dell’inverno appare l’Asphodelus ramosus dalle fresche corolle bianche
striate di sangue, vestono i prati
d’un abito frusciante come la dolce brezza sulle rive fiorite d’un fiume. Appese alle fronde degli olivastri potati a nuvola tintinnano
campanelle scosse dal vento, richiamo di greggi andanti di cimbali appesi agli
alberi che oscillano al triste vento.
Il giardiniere avrà cura di propagare le piante dividendo nella stagione
estiva bulbi e rizomi, preparare il suolo alla germinazione dei semi delle lucenti annuali.
L’olivo
si trova spontaneo solo nella fascia mediterranea arida dell’Oleo-ceratonion, nel loro habitat naturale la capacità di rigenerazione del tronco
di olivi e olivastri è tale da rendere possibile anche il trasferimento di
piante plurisecolari. Si decide la messa a dimora di un Oliveto
Ornamentale; compito dell'architetto del paesaggio è evitare che tutto quel
sistema di alleanze vegetali formatosi in oltre cinquant’anni di abbandono vada
irrimediabilmente compromesso e perso del tutto.
Nel Giardino di Monte gli olivi seguono un impianto che asseconda il terreno accidentato: calano dall’alto verso la
casa come uccelli in ranghi scomposti allargandosi in prospettiva, nudi una
volta, oscillando le chiome eterne.
Nell’oliveto ornamentale dimorano le varietà Biancolilla, Nocellara, Cerasuola, Giarraffa,
mischiate assieme daranno il pregiato olio siciliano. La disposizione degli alberi risponde alla necessità di inquadrare le vedute prendendo paesaggio a prestito.
Maggio! Fiorisce la Sulla coronaria come un’ultima
sanguinosa cena nel Getsemani; il rosso si chiazza del giallo di Glebionis coronaria, i fiori che hanno
questo epiteto erano usati per intrecciare corone. Colti dai bei prati pieni di
sole e cielo, luoghi seducenti del Mediterraneo, prati siciliani famosi
testimoni del celebre ratto, vicende di violenza e di morte ma anche di ritorno
e resurrezione.
Dal punto di vista bioclimatico che è quello
che importa per realizzare un giardino naturale, Pistacia lentiscus non può mancare: importante
specie guida della fascia mediterranea arida termofila della Macchia Mediterranea costiera è pianta aromatica,
miglioratore del suolo, esigente d’azoto, tollerante dell’ombra, scarsamente
infiammabile.
Per irrigare le zolle
degli olivi da poco messi a dimora si è trivellato un pozzo nella
parte più alta del terreno, accanto è
posata al suolo una cisterna riempita dall'acqua pompata dal pozzo; sfruttando la gravità naturale l'acqua arriva a riempire le conche attorno ai tronchi delle piante assetate. D'inverno, quando la cisterna a monte è sempre piena, una seconda cisterna ipogea a uso della casa e del giardino è anche riempita dal pozzo tramite tubatura sotterranea che scende parallela alla strada bianca.
Giardino Pantesco
Il vento è sempre un fattore limitante alla fruizione piacevole del giardino a meno di contemplarlo da un riparo meteorologico, funzione assolta dal giardino pantesco. La forma del giardino di pietra asseconda e accompagna il flusso del vento in modo che questo scivoli via evitando al contempo di creare fastidiose turbolenze. Nell'architettura del giardino mediterraneo queste strutture in pietra a secco rendono tortuoso ciò che è naturalmente diritto, nell'oliveto ornamentale il giardino pantesco crea un dislivello percettivo in una zona in leggera pendenza caratterizzata dalla presenza di una conca sopra la quale s'alza il circolo di pietre. Gli agrumi all'interno dell'oliveto forniscono colore, profumo e una certa mutevolezza al verde glauco del fogliame monotono sempreverde degli ulivi.
Sebbene il giardino vegeta nella fascia fitoclimatica del Lauretum caldo (dove si coltivano gli agrumi), senza la protezione da vento e salsedine l'agrume non potrebbe crescere sano e vigoroso, inoltre nella zona climatogena dell'Oleo-ceratonion l'aridità è elevata, insufficiente
per una crescita regolare e produzione di frutta. Il giardino pantesco è concepito
per accentrare umidità rallentando l’evaporazione e proteggere dal
riscaldamento solare il suolo attorno e il colletto
dell’albero aggiungendo al
naturale ombreggiamento delle foglie quello della pietra. Le
fondazioni del muro trattengono molto a lungo l’acqua che si è infiltrata sotto
di esse; agglomerati di pietre condensano rugiada notturna fornendo umidità al
terreno, lo si vede indagando le radici degli olivi che dimorano sopra un
terreno recinto da muri a secco: sono tutte rivolte verso le mura; avviene
anche nell’area interna del giardino pantesco con il
suo ingegnoso sistema di utilizzo delle risorse idriche consente all’albero
d’agrume di superare cinque mesi di siccità prolungata integrando alla
raccolta interna d’acqua piovana quella da suoli inclinati da cui l’acqua
ruscella da acclivi e strade in pendenza. Il reticolo idrografico naturale di captazione delle acque meteoriche, al cui centro sta il circolo di pietre, è integrato
da canaletti in pietra naturale. Questo semplice sistema si basa sull'osservazione del terreno e crea risorgive carsiche temporanee per il
naturale scorrimento dell’acqua giù da terreni scoscesi. I canaletti di drenaggio possono assumere la forma di
cascatelle temporanee la cui
portata e durata è proporzionale alla quantità di pioggia che cade. Le rocce
calcaree inumidite dal passaggio dell'acqua sono colonizzate da licheni come la nera Verruca nigrescens, nelle fessure si forma un po' di
suolo dove attecchiscono Sedum sp., e
Linum usatissimum, trasformando un sistema d'irrigazione temporanea in tanti giardini localizzati.
Pietra guardiana del giardino
Tutto nel giardino mediterraneo è un canto di pietre e d’acque.
La pietra guardiana è uscita dallo scavo per la cisterna dell’acqua potabile con le sembianze di Bue in riposo. Questa grande figura catalizza gli elementi costitutivi del paesaggio del luogo: acqua e montagne. La
disposizione del masso erratico è innata, un bovino in sosta durante il
pascolo, la sua ruminazione pietrificata distilla paesaggio naturale e genio
del luogo.
