Basolato: Pensare il giardino come fenomeno meteorologico
Da
un punto di vista tecnico l’ampia pavimentazione in pietra assolve la funzione
di fascia antincendio a protezione della casa. Dal punto di vista del paesaggista la superficie del
basolato è una pelle, un substrato
biologico posato sul suolo. Non è stato pensato solamente come ampia superficie
pavimentata e piazza su cui poggiare arredi e persone, ma come un vero e
proprio dispositivo di messa in scena dei cicli naturali. Le balate lisce e scabre
compongono una membrana che registra il sotterraneo e l’aereo attraverso una
scrittura coreutica resa visibile dal ritmo di crescita e regressione delle
piante messe a dimora e di quelle che appariranno portate dal vento, e dalla
pioggia che bagna la pietra. Sulla pelle del basolato appaiono allora, grazie a
leggerissimi inspessimenti, appena percettibili, micro topografie che si
manifestano solo attraverso l’acqua che ristagna per un certo tempo in
concavità e rugosità minime e impercettibili che rallentando l’evaporazione,
prolungando l’atto nello spettacolo.
Il
Mediterraneo distende venti e correnti secondo le sue rotte…allo stesso modo le
linee interrotte del Nerello di Custonaci, dalla natura duale, grigia e dorata,
si alternano come un coro che danza, ispirato ai moti convettivi del mare, tradotti
sul piano delle basole irregolari e scabre della pietra calcarea, come increspature
sulla superficie del mare percorsa dalla brezza.
La
posa del basolato è all’antica: senza l’impiego di cemento, urtante sia un
punto di vista ecologico che paesaggistico. Le spesse basole sono posate sopra
a una stratigrafia d’inerti compattati, stabilizzate e consolidate botanicamente
dalle radici della vegetazione rupicola di alcune Camefite suffruticose, scelte per il
portamento tondeggiante, che il vento contribuirà a mantenere prostrate. Il riempimento delle fughe è un miscuglio
di terra, sabbia e torba che favorisce lo scambio di flussi chimici e aerei tra
la superficie e il suolo profondo, aprendo il lastricato ai venti,
all’impollinazione, alla disseminazione.
Sopra
questa piattaforma attiva si innestano occhi di ceramica. Il basolato ha gli
occhi perché anche lui respira, sente, vede è vivo e quando si è vivi è vivo il
mondo intero; l’osservato osserva, il paesaggio diviene una selva d’occhi. Ci
troviamo in un ambiente socializzato in ogni luogo, percorso senza tregua. Per
questo rispecchiamento, qualsiasi forma e pensiero che deponiamo al di fuori di
noi stessi si mescola e si aggiunge alle vecchie storie che informano
l’ambiente. Tutto è registrato. I prati, il mare, gli alberi, i monti, gli
animali, le case, l’intero paesaggio è informato e ricorda tutto ciò che
facciamo e diciamo. Bisogna stare molto attenti ai pensieri che formuliamo,
perché il mondo non umano non dimentica niente.
Le piante che dimorano nel basolato sono: l’annuale Sedum caeruleum che vaga nei territori
mediterranei, allargandosi dove prima era nessuno, in spessi cuscini talvolta
rosa-azzurro.Filago pygmaea, Paronychia argentea, Capparis
spinosa, Pallenis maritima, Iberis semperflorens, Origanum
microphyllum,
Helichrysum
microphyllum e Teucrium
microphyllum
Limonium
bocconei, Limonium ponzoi,
Limonium sinuatum,
Artemisia
cretacea,
Crithmum
maritimum
