Autoecologia. Un progetto di Parco fluviale
Gli argini, che obbligano il fiume nel piano di divagazione fluviale, ci proteggono dalle sue esondazioni. Chi protegge il fiume dallo sconsiderato urto antropico? In passato i fiumi erano il fondamento delle città, ma le connessioni sono estinte, i fiumi sono intombati, ridotti a fogne, vie di trasporto, produzione di energia elettrica. Non si guarda alle loro funzioni ecologiche e idrogeologiche, nemmeno alla capacità di ispirare il bello o il sublime, con il risultato che l’ecosistema fluviale è spesso compromesso. Progettare parchi fluviali, ristabilisce l’interazione tra gli altri e il corso d'acqua, riconnette le comunità al patrimonio geografico del fiume, nell’Autoecologia del corso d’acqua.
L’area d’intervento comprende le fasce fluviali, gli argini e le golene. Il progetto Parco fluviale, assume l’Autoecologia a strumento compositivo, e fa dei rapporti tra l’ambiente e la specie umana, la geografia degli elementi del parco. Il progetto è quindi esposto alle forze della natura, che lo rendono fluido, liquefandone la pianificazione. L’interdipendenza dei legami naturali e la diluizione dei confini geografici sono i princìpi del Parco fluviale.
